Tyron Woodley contro Dana White, il campione dei pesi welter UFC risponde alle accuse del presidente dell’organizzazione di MMA più famosa al mondo.

Se entrambi i protagonisti della diatriba fossero atleti marziali, staremmo assistendo ad una preparazione dell’incontro capace di far ringalluzzire i malinconici delle conferenze stampa tra Conor McGregor e Nate Diaz. Purtroppo, però, una delle due parti della contesa svolge un ruolo differente nella scena delle MMA mondiali, ovvero il presidente della UFC.

Il seme della discordia risiede nell’idea del campione dei pesi welter, Tyron Woodley, di essersi guadagnato, a suon di difese titolate, un incontro di vertice contro uno degli atleti più in “voga” della UFC.

Nei giorni scorsi, ESPN riportava la notizia per cui, per ammissione dello stesso Woodley, erano state avviate dalla federazione le contrattazioni per un probabile match tra il campione dei welter ed il “figlio” di Stockton, Nate Diaz. A spegnere l’entusiasmo dei fan, però, sono state le dichiarazioni al vetriolo, rilasciate a FS1, di Dana White.

Il giorno dopo l’intervista, Woodley avrebbe contattato il presidente UFC per chiedere spiegazioni. Nel corso della settimana dovrebbe esserci un incontro in programma tra i due per decidere il futuro del campione.

Durante l’appuntamento settimanale di “TheMMAHour” con Ariel Helwani, il campione dei pesi welter si è detto dispiaciuto per quanto dichiarato da Dana White ma non convinto dal trattamento riservatogli dalla UFC.

Credo sia eccessivo e duro definire bugiardo colui il quale indossa una cintura della tua federazione, colui al quale i giovani aspirano come modello per far parte della UFC, a cui si ispirano per diventare campioni. Io credo che non molte persone voglia diventare campioni visto come questi vengono trattati. Quello che vedono sono atleti che non tengono comportamenti professionali o che non hanno alcuna cintura che magari basano tutto sugli insulti fare i soldi.

Secondo il campione, la politica aziendale della UFC non è equa. Emergerebbe, infatti, una disparità di trattamento verso quegli atleti che, seppure forti nei risultati, vengono messi da parte in favore di colleghi, con score meno brillanti, capaci di vendere il loro personaggio con gesti folli o dannosi per il business. Un esempio potrebbe essere l’ultima occasione titolata “regalata” a George Saint-Pierre dopo quattro anni di assenza dalla scena delle MMA. Quest’ultimo, una volta deciso di rimettere piede nell’ottagono, ha avuto la possibilità di sfidare l’allora campione dei pesi medi, Michael Bisping, nel main event di un ppv importante come quello di UFC 217 tenutosi al MSG di New York.

Che immagine stiamo cercando di dare? Io pensavo che fossimo nella dirazione di porci sullo stesso livello della NFL, NHL, MLB e gli altri sport professionistici. Invece è tutto un circo, un circo fin quando non arriva il momento di Tyron. In questo caso si ritorna alla vecchia scuola e questo mi dà fastidio.

Nel futuro dell’attuale detentore della cintura dei pesi welter c’è solo un nome: Rafael Dos Anjos. Sarebbe questo il match che la federazione vorrebbe organizzare, a cui lo stesso campione darebbe parere favorele eppure, ascoltando quanto affermato da Woodley durante l’intervista con Ariel Helwani, la UFC non gli avrebbe mai proposto di sfidare il brasiliano.

Per ora siamo alla fine della seconda ripresa dello scontro più infuocato delle ultime settimana in casa UFC. Il vento del futuro difficilmente riuscirà a placare l’astio tra i protagonisti della vicenda. Continuate a seguirci per futuri aggiornamenti.

 

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Marco Seppone

Laureato in Giurisprudenza, ho collaborato per qualche anno con testate giornalistiche locali. Appassionato di sport, ho scoperto le MMA con UFC 189.

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