Cos’è andato storto nelle tre serate di Bellator Milano

I risultati in gabbia sono stati deludenti, ma non è questa la sola cosa che non è andata come doveva. Concentriamoci piuttosto sulle carenze organizzative di quella che in teoria è la seconda promotion al mondo per importanza.

Così parlò la gabbia

Una cosa difficile da digerire è che la storia la scrivono sempre i vincitori. Quindi è giusto che siano solamente Chiara Penco e Daniele Scatizzi a balzare agli onori di cronaca. Questo è il motivo per cui non voglio dilungarmi troppo su quelle che sono state le sette sconfitte consecutive degli atleti italiani. C’è chi ha combattuto bene e dato spettacolo, pur perdendo. C’è chi ha combattuto male, e ce lo si aspettava. E c’è anche chi non ha niente da dare alle MMA da anni, ma si trascina avanti per pura inerzia. Se dovessi fare un’analisi più approfondita, correrei il rischio di ripetermi. Le problematiche sono da tempo sotto gli occhi di tutti, c’è chi sta provando a colmare le lacune e chi no. Nel primo caso, arriveranno risultati. La pazienza è la virtù dei forti.

Ma il punto fondamentale è che analizzando le pecche degli atleti italiani si rischierebbe di togliere spazio all’analisi di alcune grosse lacune nell’organizzazione Bellator.

Bellator, ma cosa combini?

Qua non si tratta più di andare a cercare il pelo nell’uovo a qualche Italian Cacio & Pepe Fighting che distribuisce improbabili titoli di cartone in qualche cantina fredda di Milano. Si tratta di far notare come una grossa macchina organizzativa come quella statunitense abbia della grosse pecche, per lo meno quando viene in Italia.

Prima tra tutti, e quella più difficile da mandare giù, è l’assenza della stampa agli eventi. Com’è possibile che Bellator organizzi eventi negli Stati Uniti con la stampa, organizzi eventi in Francia con la stampa, ma in Italia di stampa nemmeno l’ombra? La spiegazione ufficiale arrivata è che gli organizzatori non abbiano presentato un piano di sicurezza previsto in questi tempi incerti segnati dal COVID-19. Niente, ci siamo persi l’occasione di vedere dal vivo le migliori card che vedremo in Italia per molto tempo perché non c’era un piano di sicurezza. Pazienza.

Altra gatta da pelare è la totale assenza degli atleti italiani agli incontri con la stampa internazionale prima degli eventi. Su dieci atleti che dovevano combattere, nessuno è stato chiamato a parlare con i giornalisti nei media day precedenti alle card. E non mi viene in mente nessuna spiegazione logica. Molti atleti italiani masticano l’inglese abbastanza bene da abbozzare per lo meno qualche pensiero in quella lingua barbara. Sono stati chiamati anche diversi lottatori non inglesi, che, a fatica a volte, sono riusciti ad esprimere i loro pensieri, ma di italiani nemmeno l’ombra. Mi sorgono grossi dubbi sulle reali intenzioni di Bellator di promuovere i fighter del Bel Paese nei contesti che contano davvero.

(Menzione speciale durante i media days per il signor Gareth Davies del Telegraph che faceva battutine sul cognome di Pietro Penini. Manco fossimo all’asilo, mate.)

Visto che ormai il nome del virus è saltato fuori, ci sono stati almeno due casi di positività al tampone all’interno della bolla messa in piedi da Bellator. Nello specifico, si parla di uno dei coach di Justin Burlinson, oltre al fighter olandese Robin van Roosmalen. Pare, inoltre, che anche Karl Albrektsson non abbia ricevuto l’OK per combattere e si sospetta sia dovuto a problemi collegati al virus, visto che il suo match è saltato da un giorno all’altro senza troppe spiegazioni. In nessuno dei casi citati Bellator si è preoccupata di confermare o smentire se questi sono stati effettivamente casi di COVID. È eloquente anche il silenzio da parte dei portavoce di Bellator Italia a domanda diretta.

A tal proposito, pare che il tanto decantato servizio di sicurezza della bolla non sia stato poi così tanto efficace. In un’intervista rilasciata da James Gallagher, protagonista del main event della terza serata milanese, l’irlandese rivela che il padre ha infranto il cordone di sicurezza per sostenerlo dal vivo nel backstage. Se così fosse e le rivelazioni dello Strabanimal si rivelassero corrette, si getterebbe qualche ombra sull’efficenza di questi protocolli.

Arriviamo, infine, alla figuraccia di giovedì sera, quando metà Italia non ha potuto tifare per Simone D’Anna perché l’evento non è stato trasmesso da nessuna parte. Bellator organizza almeno un evento all’anno in Italia. Com’è possibile che non abbia ancora un contratto televisivo degno di tal nome? Nonostante i proclami delle pagine ufficiali di Bellator, per i fan italiani non è stato possibile vedere in diretta la main card di Bellator 247. Non è stato possibile in modo legale, perché quando c’è da fare di necessità virtù, un mezzo lo si trova sempre. Ho fatto presente questa cosa a un ufficiale Bellator già dai tempi di Bellator Roma nel 2018, e ricevetti in cambio uno sguardo scandalizzato e un’espressione indignata. A quando, invece, una possibilità legale (gratis o a pagamento, non importa) per la fanbase italiana di seguire Bellator?

A voi i commenti, ribadendo che stiamo parlando della seconda promotion di MMA al mondo.

Nota personale e prossimi appuntamenti

Per quella che è la mia posizione attuale mista alla mia indole personale, cerco sempre di lasciarmi trascinare poco dagli eventi e osservare tutto da una certa distanza. Mi sforzo, poi, di mantenere rapporti cordiali più o meno con tutte le persone con un minimo di cervello nell’ambiente. Se non prendo una posizione netta nei litigi che di volta in volta attraversano il condominio delle MMA italiane è perché ho imparato, a mie spese, a starmene il più lontano possibile da queste cazzate. La mentalità tribale del clan o della family di appartenenza è quanto più lontano ci possa essere da me. Se questo tratto di me non vi piace, ci sono altre modalità per entrare in contatto con Sherdog che non prevedono il mio coinvolgimento. Sarò sempre molto felice di indicarvi la via.

Specificato questo, venerdì pomeriggio coprirò One Championship dalle 14:30 in poi come sempre. Sabato ci sarà Bellator Parigi. Forse sarò lì in presenza, o forse no. Vai a capire cosa succede con questa pandemia. E con l’organizzazione Bellator.

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Tudor Leonte

Alla perenne rincorsa del tesserino da giornalista pubblicista, ho scritto di MMA per alcune testate giornalistiche italiane e altri siti del settore. Al momento collaboro con Sherdog.com. Scrivo cose, intervisto gente, mi diverto.

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