Due sono gli aspetti che ad oggi sembrano mancare in UFC: lottatori che possano diventare nuove star e fan disposti a innamorarsi della disciplina.

Mike Tyson con la boxe (dopo il periodo buio post Alì), Valentino Rossi con le moto, Michael Jordan con il basket. Personalità che hanno contribuito non poco a espandere il proprio sport in termini di popolarità. Questo ha comportato un grande numero di fan occasionali; ovvero di quelle persone che seguono soltanto il proprio idolo. A loro importa solo che il loro preferito vinca e, quando non c’è smettono di seguire quella disciplina. Con questo non voglio dire che questo sia un fenomeno negativo, anzi.

Guardiamo le due ultime star che ha avuto UFC in questi anni: Conor McGregor e Ronda Rousey. Grandi talenti esplosi nel 2015 che hanno regalato non solo molte emozioni, ma hanno di fatto reso UFC, e più in generale le MMA, un fenomeno conosciuto in tutto il mondo. Ormai qualsiasi adolescente sa chi sia Conor McGregor. Fantastico, quindi. UFC cresce grazie alle nuove star, aumentano in modo vertiginoso gli incassi degli eventi in cui erano presenti questi atleti. Sorgono, però, dei problemi. L’azienda deve imparare a gestire queste personalità. Deve mettere in preventivo il fatto che potrebbero chiedere un grande aumento di denaro, rifiuti ad attività extra sportivi, come interviste, promozione degli eventi e così via.

L’errore più grave è quando l’atleta diventa più grande dell’intero movimento. Si pensi al caso Hogan con la WWE. Hulk Hogan è conosciuto da tutti. Il pro wrestler più famoso di tutti i tempi, colui che ha contribuito più di tutti all’epoca d’oro dello sport-intrattenimento, grazie al quale il presidente dell’allora WWF Vince McMahon ha guadagnato milioni e milioni di dollari. Il problema è stato quando Hogan, conscio del suo grande potere, della sua immensa influenza, faceva quello che voleva a costo di far saltare i piani cinque minuti prima dell’evento o minacciava di andarsene se non gli facevano vincere il titolo.

È un po’ quello che sta succedendo con McGregor. L’irlandese dopo aver vinto il titolo dei pesi leggeri a UFC 205, ha dichiarato in conferenza stampa di non voler combattere fino a quando la nuova proprietà non andava da lui a parlare. Finisce che l’azienda dipende da un solo uomo creando malcontenti tra i vari atleti, ma è conscia di aver un disperato bisogno di lui. Da quella vittoria dell’irlandese sono passati quasi due anni. Nel frattempo l’UFC è calata in termini di ascolti televisivi, presenza di pubblico agli eventi, meno curiosità intorno al mondo UFC. Questo almeno negli Stati Uniti, ovvero il mercato di riferimento per la promotion. È ciò che succede quando le due uniche star che avevano spariscono.

E qui viene il primo punto: UFC ha bisogno di nuove star. Lo sa benissimo Dana White, ma in questo arco di tempo non ha saputo creare nemmeno mezza star. È vero che è più facile a dire che a fare, ma è innegabile che non ci siano state spinte in termini di marketing e pubblicità su alcuni lottatori che possono dare molto su questo punto di vista. La UFC ha provato a investire su alcuni fighter e trasformare questi ultimi in nuove star, ma sono stati sfortunati/sbagliati.

Nei primi rientrano i vari Daniel Cormier, Stipe Miocic, Demetrious Johnson e Max Holloway. Campioni con un ottima personalità, simpatici, mai al centro di polemiche (o di scandali), che meritano più spazio. Forse non attirano pubblico, ma se neanche ci provano a sponsorizzarli, non sapremo mai se ne vale la pena. Nei secondi al momento rientrano Francis Ngannou, Cody Garbrandt, Sage Northcutt e Jorge Masvidal. Combattenti spinti dalla promotion, a partire da sfide per il titolo, anche quando non se lo meritavano (Cody Garbrandt), ai fantastici video promozionali (ricordate l’aura che creavano intorno a Francia Ngannou?) fino a indossare le magliette Reebok.

Tutti loro hanno rappresentato dei potenziali “crack”, hanno suscitato curiosità nell’ambiente, ma per diventare una star devi vincere, devi avere il titolo, e loro invece sono andati incontro a delle sconfitte. La cosa che mi fa arrabbiare è che UFC ha un considerevole numero di lottatori che possono diventare nuove star.

La risposta più ovvia è nella categoria dei pesi welter. Al momento nelle 170 libbre è presente un campione (Tyron Woodley) che, per quanto forte, è odiato, complice alcuni deliri che si poteva risparmiare. C’è il prossimo sfidante al titolo (Darren Till) dove in pochi match ha catturato l’attenzione di tanti fan, è diventato uno dei nomi più caldi, uno dei preferiti dell’intero roster. In più, Till ha una storia che funziona. Inglese di Liverpool, accoltellato da adolescente, accetta il consiglio del suo coach di andare in Brasile per allenarsi. Ha sempre avuto l’obiettivo di diventare campione UFC, di diventare uno dei migliori guerrieri della storia. Inoltre è imbattuto e con uno stile di combattimento che piace. C’è tutto per creare una nuova star. Vedremo se, per prima cosa, l’inglese vincerà il titolo sabato e se UFC saprà valorizzarlo.

Sempre nei welter c’è un ex campione interim (Colby Covington) ormai diventato il fighter più odiato del roster. Si fa vedere razzista contro il popolo brasiliano, insulta tutti e tutto, viene ripudiato dai suoi stessi colleghi, dai giornalisti, ma vince. Può diventare il nuovo Chael Sonnen, solo che UFC non sembra filarselo. Ci sta pensando Colby stesso a farsi pubblicità, come a fotografarsi con Donald Trump in persona, attaccare qualsiasi persona sulla faccia della terra, ma non basta per renderlo un “crack”, c’è bisogno della mano della promotion.

Un altro esempio è Kamaru Usman. Vedo pure lui come un bel personaggio che può fare la fortuna dell’organizzazione. È forte, si fa notare rendendosi simpatico/antipatico avanti alle telecamere e in più ha una storia che non passa inosservata. Viene dall’Africa e può arrivare dove non è arrivato Ngannou; ovvero diventare il primo campione africano della storia dell’UFC. Quindi la chiave potrebbe essere proprio la divisone welter, una delle più interessanti, se non la più interessante, nell’Ultimate Fighting Championship, e da dove potrebbero uscire nuove star.

E ora il secondo punto: UFC ha bisogno di far innamorare i fan del proprio prodotto. Oltre alle nuove star, hanno bisogno di avere persone che amano questo sport. Si sa che moltissimi tifosi occasionali non seguono più le MMA da quando è sparito McGregor e altri da quando non c’è più Rousey. Cosa possono fare per realizzare questo obiettivo? In azienda ne sono consapevoli, ma vale la pena sottolinearlo.

Aiuta battersi contro i luoghi comuni che vedono ancora questo sport come una rissa tra galli senza regole, violento e senza rispetto. Una bella iniziativa potrebbe essere quella di raccontare storie positive di alcuni dei grandi lottatori UFC. Mi viene in mente il passato da vittime di bullismo di Georges St-Pierre e Chris Weidman. Spiegare bene come tutelano gli atleti analizzando il ruolo del medico, del cutman, il lavoro antidoping, perché il match si svolge all’interno della gabbia e dura massimo 15 minuti (per il titolo 25), le procedure standard dopo aver subito un knockout e tante altre iniziative utili a far avvicinare o far rimanere il fan in questo sport. Aiuta non poco offrire anche un prezzo economico per vedere i combattimenti in TV dato che, negli Stati Uniti, costa un bel po’ seguire l’intero panorama delle mixed martial arts.

Insomma questi due aspetti sono della stessa importanza in modo che, se il Conor McGregor di turno lascia l’organizzazione, l’azienda non subirà più un calo drastico di seguito. Voglio precisare che una diminuzione di pubblico ci sarà sempre se la star lascia, è innegabile, ma che non dovrà essere, appunto, drastico. UFC ha un disperato bisogno di entrambe le cose. I grandi personaggi servono sempre, ma di pari passo va insegnata la cultura di questo sport, il rispetto (sempre presente in questo movimento), la fatica che comporta il raggiungimento di certi risultati e mille altri aspetti.

Disclaimer: gli argomenti e le opinioni espressi nell’articolo sono quelle dell’autore del pezzo e non riflettono per forza la posizione del sito 4once.it o di tutti i componenti della redazione circa l’argomento.

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Fabrizio Barbera

Sono Fabrizio Barbera, uno studente universitario di 22 anni. Seguo le MMA dall'ottobre 2014, ma in seguito ho recuperato moltissimi incontri del passato. Ho un blog che si chiama Mmacornerblog.wordpress.com

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